Il marito costantemente cavilla e beve

Maggio delle Ragazze 2016

Cura di alcolismo in Krymsk

Nel panorama della letteratura schermistica italiana non esiste, che io sappia, opera centrata sulla tattica. La prima è che le varie scuole di scherma, necessariamente in concorrenza tra loro, non diffondano facilmente nozioni ritenute vantaggiose per chi le possiede.

La seconda ipotesi è che, per il suo iter formativo negli ultimi decenni, il Maestro di scherma italiano non abbia avuto modo di formarsi una base teorica relativa alla tattica. Il Maestro di scherma italiano è generalmente un empirico, un acuto e talora geniale osservatore, quasi mai un teorico. La teoria è anzi vista con sospetto, forse perché le rarissime ricerche condotte con metodo scientifico non hanno prodotto risultati pratici di rilievo. Credo fermamente che la teoria possa essere di grande aiuto, a condizione di fissarne i limiti e chiarirne gli obiettivi.

La teoria è uno strumento, che deve permetterci di descrivere nel modo più chiaro e semplice la realtà: collegando in modo logico i fatti noti, e il marito costantemente cavilla e beve di prevedere quelli ignoti. Quando un fatto nuovo non concorda con la teoria, questa va cambiata per accoglierlo, collegandolo organicamente ai precedenti. La teoria è come un contenitore, con un posto e un nome per ogni cosa: permette di avere una lingua comune, e quindi comprendere meglio e far circolare le informazioni.

La teoria non pretende di sostituirsi alla pratica, che ne è la costante ispiratrice: ci dà modo di ordinare nel modo migliore, perché nulla vada perduto, tutto quanto di nuovo il marito costantemente cavilla e beve pratica ci propone. Ma il marito costantemente cavilla e beve permette anche di ideare e sottoporre alla verifica pratica nuove proposte, per un progresso più rapido. Ho iniziato a praticare la scherma in età adulta, durante i corsi universitari. Le risposte ricevute, dalle persone o dai trattati, non mi hanno soddisfatto in pieno.

Questo il marito costantemente cavilla e beve è una sintesi delle mie conclusioni, per ora, relative agli argomenti trattati. In modo solo indiretto, o anche con un addestramento specifico? Tattica e strategia, altre due parole chiave. Non esiste una definizione soddisfacente di questi termini, ma se ne parla molto. Perché non esiste una teoria? Come funziona il suo centro operativo, il cervello?

Cosa ci dice, in proposito, la psicologia dello sport? Questa ricerca ha risvolti pratici, operativi, in misura crescente nel suo procedere verso la parte finale. Non è questo, tuttavia, lo scopo che mi proponevo: la creazione di un manuale per la didattica.

Purché, a monte, ci sia un cervello. Se ne fa largo uso, oltre che nel linguaggio sportivo, anche nel parlare quotidiano. Dovendo elaborare una teoria, che faccia uso di questi termini, è indispensabile definirli con sufficiente precisione. Purtroppo i dizionari, le enciclopedie, i lavori anche specialistici sul tema non danno definizioni tra loro concordanti. Ritengo quindi utile dare le mie definizioni di questi termini, senza costringere il lettore a seguire tutto il corrispondente percorso di ricerca, che potrebbe tediare.

La strada seguita è quella di prendere definizioni comunque già in uso, scartando quelle e sono tante che porterebbero a qualche confusione o non netta separazione dei termini usati. La guerra, come un confronto sportivo, come la scelta di una linea di condotta per risolvere un problema, richiedono che si elabori un progetto, un programma, per utilizzare al meglio le proprie risorse, in funzione dello scopo da raggiungere.

A questo programma si dà il nome di strategia. Una prima considerazione: esistono vari livelli di strategia, tanti quanti sono i sottoprogrammi, che a loro volta dipendono dal frazionamento degli obiettivi scopi. Un problema subordinato darà luogo, semplicemente, ad una strategia di livello inferiore. Per fare un esempio, si ricorre a livelli diversi di strategia per impostare una gara, un match o la singola stoccata. La strategia scelta è subordinata e quindi di livello inferiore alla strategia adottata per la gara, che il marito costantemente cavilla e beve lunga per le mie condizioni di forma.

La definizione della tattica che ho adottato, in quanto mi è parsa la più rispondente allo scopo, come si vedrà più avanti, è la seguente:. Un conto è colpire un manichino, altra cosa è colpire un avversario. Per fare un altro esempio, scalare una montagna richiede indubbiamente una strategia, cioè un programma, una organizzazione: ma non richiede una tattica, se non siamo impegnati, ad esempio, in una competizione con un avversario che vuol raggiungere la cima per primo.

Vedremo, in seguito, che la definizione di tattica verrà ulteriormente ristretta e precisata per gli sport di opposizione.

Possiamo parlare, infatti, di tecnica di programmazione. Abbiamo definito la strategia come il procedimento per raggiungere uno scopo. In realtà, quando facciamo il marito costantemente cavilla e beve, anche senza esserne consapevoli, stiamo già adoperando un programma, un procedimento: ma è giusto dire che stiamo applicando una strategia? Come prima cosa, osserviamo che possono esserci più strade per raggiungere lo stesso obiettivo.

Una buona soluzione è, ovviamente, quella che ottiene il massimo risultato con il minimo costo. Esistono, quindi, procedimenti buoni e meno buoni. Lo stratega è colui che lavora per ottimizzare il suo procedimento: la strategia è il procedimento ottimizzato.

Procedimento, abbiamo detto, equivale a programma: i programmi per i moderni elaboratori elettronici, scritti in un linguaggio, come il basic, abbastanza vicino al nostro modo di ragionare, possono darci degli esempi utili e significativi. Un programma, tipicamente, è composto da una il marito costantemente cavilla e beve ordinata in sequenza, ad esempio di istruzioni.

Le istruzioni rappresentano operazioni il marito costantemente cavilla e beve il computer è in grado di riconoscere ed eseguire: le nostre tecniche. Anche in questo caso, è importante una precisa e realistica autodiagnosi. Tuttavia, è già possibile tracciare un primo schema dei compiti dello schermitore, nel definire la propria strategia. In primo luogo, deve stabilire il livello della strategia da elaborare. In altre parole, se ad esempio deve affrontare un match, i suoi programmi devono tener conto delle superiori finalità della gara.

In secondo luogo, deve valutare correttamente i propri mezzi: resistenza, velocità, tecniche disponibili, ecc. A questo punto, dovrà programmare le tattiche e le tecniche tra quelle realmente disponibili per le varie fasi prevedibili: attacco, difesa e contrattacco, situazioni varie. Infine, durante il match, dovrà approfittare di tutte le pause per apportare le necessarie correzioni alla sua strategia, grazie alle nuove informazioni accumulate, e al variare della situazione.

Trovo giusto, quindi, capovolgere il normale approccio alla scherma. Prima della tecnica, sono da comprendere i processi mentali che la determinano. La il marito costantemente cavilla e beve dello sport, in tempi relativamente recenti, ha posto particolare attenzione ai processi mentali che stanno a monte del gesto sportivo. Un procedimento, come si noterà, molto simile a quello strategico prima descritto: potremmo dire che questo procedimento è la strategia, il programma, del cervello per raggiungere gli scopi prefissati col minimo sforzo.

Un atto motorio, quindi, o una risposta motoria, è preceduto da una fase di presa di informazione, cui segue una fase di elaborazione. Se, invece, prevalgono i dati esterni, si classifica come a Open Skill tra queste, la scherma. Fin qui, le definizioni della Psicologia dello sport. Proporrei, a questo punto, una ulteriore il marito costantemente cavilla e beve.

Viene indotto a sbagliare: il caso in cui viene forzato a sbagliare è anche possibile, ma generalmente molto più costoso. Risulterà chiaro, in seguito, che le discipline tattiche si avvalgono della strategia, necessariamente; mentre è falso il contrario.

Per servirsi della tattica è necessario un avversario pensante, e quindi ingannabile. Il primo mezzo non sempre è utilizzabile, ed è comunque generalmente il più dispendioso. Ora, alcune considerazioni. La realtà percepita dipende dai sensi e dal cervello, che interpreta i dati, ricevuti attraverso i sensi. Ora, i sensi portano al cervello una enorme quantità di dati: di questi, solo alcuni sono realmente utili.

Il resto, è come se non esistesse, o quasi. Come distinguere un attacco vero da uno simulato? Queste caratteristiche, a loro volta, non sono semplici: il cambiamento di ritmo forse il segnale più importanteè rivelato, preceduto, accompagnato, da un abbassarsi del centro di gravità, da un protendersi in avanti del busto e della testa stimoli visivida un diverso rumore dei piedi sulla pedana stimoli acusticispesso da una pressione o un urto sul ferro stimoli tattili.

Dobbiamo semplificare, riconoscendo le caratteristiche più importanti, che si manifestano più precocemente, e presumendo che ci siano anche le altre. Fondamentalmente, esistono due tipi di inganno, e il secondo il marito costantemente cavilla e beve il primo: nascondere il reale, ed esibire il falso. Il primo è il tempo. Il secondo alleato è il costo.

La tendenza a semplificare, riducendo i costi, aumenta proporzionalmente la possibilità di errore, e quindi di inganno. Un programma incompleto o mal congegnato è lento, e si blocca facilmente. Secondo le ricerche della psicologia applicata allo sport, il nostro sistema di elaborazione opera secondo tre modalità: automatica, automatizzata, controllata. E, da bravo stratega, sceglie, tra queste, la più adatta alla situazione e agli il marito costantemente cavilla e beve, per ottenere il massimo risultato col minimo costo.

La modalità di elaborazione automatica è quella che ha i costi minori. Non arriva alla coscienza se non abbiamo fatto lo sforzo di ricordare e analizzare quel che è successo. Per esempio, se qualcosa ci passa improvvisamente davanti agli occhi, battiamo le palpebre.

Non abbiamo imparato a farlo, e il più delle volte non ce ne accorgiamo nemmeno. Ma, se ci ripensiamo subito dopo, possiamo ricordare di averlo fatto. Ha un difetto: una volta creata o innescata, è difficile intervenire per modificarla o correggerla. Bisogna fare un lavoro lungo e noioso, per distruggere un automatismo; e ci vuole molta attenzione per riportarlo sotto controllo cosciente e modificarlo.

E commetteremo anche più errori, e questo ci impedirà di conversare tranquillamente come prima, almeno fino a quando non avremo preso confidenza con i nuovi comandi: fino a quando non si saranno creati i nuovi automatismi.

Ma possiamo farle, a condizione che siano operazioni automatizzate. A queste cose provvederanno, autonomamente, le persone incaricate. Lo stesso ruolo di queste persone viene svolto, nello svolgere la nostra attività, dalle azioni automatizzate.

Una organizzazione efficiente ci permetterà di automatizzare operazioni sempre più complesse, a il marito costantemente cavilla e beve del centro che decide, e quindi, in definitiva, per raggiungere gli scopi col minimo costo.

Gli automatismi, quindi sono non solo utili, ma indispensabili. Sono servi che possono rendere al massimo, se bene organizzati. Ad esempio, le lettere sono usate per formare le parole; le parole le frasi; le frasi i concetti; i concetti per fare un articolo di una rivista. Gli automatismi che ci interessano sono importanti nella fase di raccolta ed elaborazione delle informazioni, e nella fase di esecuzione e controllo del movimento.

Sono necessari perché queste operazioni, nella scherma, devono essere eseguite a gran velocità. La sua attenzione dovrà portarsi a questo livello, con costi molto alti.